AND11 – TIRANA > ARCHITETTURA BALCANICA

Nuovo formato, nuova veste grafica, nuovo logo, nuova sede, nuovo modo di parlare d’architettura e fare comunicazione quindi nuova visione editoriale, ma sulle basi ed i contenuti tipici dell’entusiasmo e della voglia di ‘racconto’ che ha dato l’avvio al primo numero nel dicembre 2003.

Esiste almeno un momento della propria esistenza in cui si sente la necessità di svoltare e confron- tarsi con il cambiamento. Si acquisiscono nel tempo una coscienza ed un equilibrio tali da riuscire a fondere novità e passato con prospettive e linguaggi inediti. Questo numero rappresenta la necessità di svolta, di crescita capace di accettare sia le inevitabili critiche che i plausi come risorsa della vitalità del ‘dibattito’ da sempre cercato dalla rivista. La novità che più di ogni altra rappresenta AND e ne sintetizza la vocazione originaria è la sua nuova sede in via degli Artisti 18 rosso a Firenze. Un luogo di lavoro, ma non solo. Una sede, ma anche AND, uno spa- zio di narrazione dell’architettura attraverso forme di comunicazione annoverate nel contenitore della ‘creatività’, grazie alle quali parlare di architettura, allontanandosi però dalla stretta appartenenza alla disciplina. Si materializza quel luogo di multidisciplinarietà ricercato fin dal primo numero.

La prima uscita di questo passaggio esistenziale accoglie temi che nei prossimi anni saranno di grande novità e attualità: Tirana AND Architettura Balcanica. È affascinante leggere la voglia di ‘novità’ a Tira- na come in tutti i Balcani, abbinata alla ricerca di quella lucidità che, pur soppressa da anni ed anni di occultamento culturale, ha permesso la coesistenza di appartenenze diverse e spesso contraddittorie. Fatós Dingo nel suo articolo ci indica una chiave di lettura metaforica estremamente stimolante: «pro- viamo ad immaginare la città come un corpo con linee, curve, corsi, fiumi e colori. Nei Balcani luoghi e corpi sono intercambiabili […] l’attaccamento al ‘luogo’ fisico fa nascere la sensazione di viverlo come estensione spaziale del proprio ‘corpo’ concreto e metaforico».

La domanda centrale per capire e dare un contributo culturale sta proprio nell’interrogativo sul ‘come’ la modernità potrà trovare forme di coesistenza sostenibili con questi luoghi così complessi e «vissuti come estensioni del corpo».
Ed infine: la modernità è verticale? E di conseguenza la modernità è solo autoreferenziale? Domande retoriche, ma non del tutto. Certo il pericolo è sempre in agguato anche in ambienti all’avanguardia come quello della capitale albanese, come dimostra il risultato di qualche concorso, anche molto recente. L’articolo di Albana Tollkuci dimostra però come sia diffusa una certa sensibilità progettuale contro un ‘chiasso’ architettonico spesso di maniera. La figura carismatica di Edi Rama si staglia con una visione proiettata verso il futuro, avendo saputo dare ‘colore’ ad una appartenenza distrutta e cal- pestata. In un mondo in cui tutto divide e crea antagonismo, una pennellata di colore può essere un modo per ‘velare’ di unitarietà aree geografiche più ampie dei Balcani: l’Europa, il resto del mondo.

 

 

 

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Discussions — 2 Responses

  • Genta Koli 05/07/2017 on 16:16

    Complimenti per questo bellissimo giornale.
    Dove potrei trovare una copia di questo numero (11 del 2008)?
    Cartacea oppure digitale.
    E’ molto interessante!

    Grazie

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    • AND Rivista di architetture, città e architetti Genta Koli 12/07/2017 on 17:57

      Grazie! Al termine dell’articolo sopra può sfogliare la rivista sulla piattaforma issuu. Altrimenti può richiedere informazioni scrivendo a info@and-architettura.it

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