Tracce di un futuro

di Paolo Di Nardo

Ogni città racconta a suo modo il proprio essere con un crescendo che dalle ‘evidenze’ porta fino agli spazi più reconditi e nascosti dell’esistenza urbana. Ogni città ha il suo modo di raccontare se stessa, attraverso un percorso lineare, con salti narrativi scanditi nel tempo, attraverso un’uniformità di lin- guaggio capace di assopire anche il lettore più attento.
Ascoltare Tirana che racconta se stessa ha lo stesso effetto e lo stesso trasporto dell’incontro con ‘l’illustre sconosciuto’ portato dalla casualità della vita in luoghi e tempi non programmabili, come potrebbe accadere durante un lungo viaggio in una carrozza di vecchi treni, un incontro che poi ti accompagna per tutta l’esistenza. E così, magicamente, l’illustre sconosciuto ti apre l’anima senza sovrastrutture, senza paure, senza moralismi o linguaggi precostituiti: un racconto vero fatto di incertezze e relatività.
Chi vuole conoscere Tirana, quella vera, deve saperla ascoltare, deve attendere che si esprima attra- verso un’emozione forte dopo l’apparente durezza o comprensibile difesa verso l’altro.

Questa città non si esprime di colpo, ma lascia dei segni, lancia degli ammiccamenti, fa sentire le proprie sofferenze, senza però ammetterlo, in difesa di un orgoglio ferito che vuole guardare avanti. Il segreto per conoscere ‘questa illustre sconosciuta’ sta proprio nei flash di futuro che sa lanciare all’interlocutore, spesso sono grida e rumori di aspettative più che immagini o sensazioni riflessive. Walter Benjamn consigliava a proposito delle città ricche di complessità un percorso di conoscenza molto particolare: «Orientarsi non vuol dir molto, ma smarrirsi come ci si smarrisce in una foresta è cosa tutta da imparare». A Tirana lo ‘smarrimento’ non appartiene alla sfera spaziale, è allusione, premonizione di un futuro prossimo attraverso sensazioni di contrasto legate al mondo percettivo: luce abbagliante e di colpo penombra, rumore e improvvisamente silenzio, ma soprattutto grigio e d’un tratto colore. L’orgoglio della città risiede proprio in questa smania di annullamento del ‘grigio’ troppo facilmente e simbolicamente legato ad un mondo passato e allo stesso tempo recente. Ecco quindi che il colore prende sempre più il sopravvento sul grigio, sul non-colore, pennellando edifici, finestre, balconi, tetti, basamenti e tutto ciò che rappresenta il limite fra lo spazio privato e quello pubblico. Anzi, più precisamente, tutti quei limiti urbani che attraverso il colore possano riappropriarsi del dia- logo interrotto fra cosa pubblica e cosa privata.

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Capire la logica insediativa del colore a Tirana ha condotto la nostra analisi della città cercando di comprendere quali trame urbane fossero coinvolte e perché. Ne nasce una mappa del colore che avvolge gli spazi urbani più importanti della città, come il fiume Lana attorno al quale il colore si manifesta come un recinto, un vero limite. Questo non è casuale, come non può essere superficiale pensare al colore come quinta urbana al parco fluviale nel centro della città. È anche questo ma non solo. Significa riappropriarsi di quei passaggi importanti per una città mediterranea fra i luoghi privati colmi di una vita segreta e i luoghi pubblici dove l’appartenenza e l’orgoglio albanese possono dare sfogo ad una profonda smania e ricerca dell’appartenenza. Non solo un maquillage, quindi, ma una struttura vera di coesione spaziale ed esistenziale che attraverso una peculiarità del colore, la diversi- tà, mette in gioco molteplici rapporti fra pieni e vuoti urbani. L’inizio della ricerca si fondava non solo sull’insediamento del colore ma anche sul modo in cui questo si esprimeva attraverso una statistica basata sul suo utilizzo. Con il progredire dell’analisi ci siamo resi conto invece della forza epocale del colore come strumento capace di dare un nuovo senso alla città più che un nuovo volto. Nel sogno del sindaco Edi Rama c’è una Tirana sorridente e ammiccante capace di essere riconoscibile nel mondo proprio per i colori che accoglie fino a sperare, ironicamente, che un giorno i giapponesi verranno in questa città lontana a fotografarla e a fotografarne proprio i colori che le appartengono.

Il colore a Tirana è felicità nell’atto, consapevolezza nel tempo, ma soprattutto comunicazione e pro- getto di un futuro prossimo che si sta avvicinando con pennellate sempre più forti.

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decorazioni colorate realizzate da Nga Marku

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