Gherardo Bosio

di Marie Lou Busi – immagini Archivio Bosio

Gherardo Bosio, architetto geniale, dopo duri inizi si era avviato per originalità inventiva, signorilità di concezioni, passione del bello, ad una delle posizioni più cospicue fra gli architetti italiani che meglio possono rappresentare il rinnovamento dell’architettura italiana degli anni ‘30 e l’importanza in esso avuto dai Toscani. Bosio è un raffinato arredatore e designer, architetto, urbanista, una figura di ‘progettista totale’ che disegna tutto, dalla chiave di un armadio ad un piano regolatore per una città coloniale di fondazione. Proprio per queste sue grandi capacità nel 1939 viene chiamato a redigere il Piano Regolatore di Ti- rana. Dimostrando una larga visione urbanistica Bosio promuove e dirige la costituzione di un Ufficio Centrale per l’Edilizia e l’Urbanistica dell’Albania con gli stessi criteri già stabiliti per l’A.O.I. (Africa Orientale Italiana). Sotto la sua direzione vengono eseguiti anche i progetti per i piani regolatori di Valo- na, Elbassan, ed altre città. Gli viene assegnato anche l’incarico per il completamento e l’arredamento della villa di Re Zogu, destinata poi a residenza del Luogotenente sulla collina che domina Tirana. I primi problemi affrontati dall’ufficio sono lo studio del Piano Regolatore di Tirana e del complesso monumentale del centro. Si tratta di un impianto finalizzato a dare una identità forte alla città, enfa- tizzando il ruolo rappresentativo del centro. Prevedendo la grande necessità di nuove opere si presenta l’esigenza immediata di determinare il disegno generale delle principali arterie stradali. Contemporaneamente elabora alcuni Regolamenti Urbanistici nei quali sono elencate le norme per la realizzazione di un’edilizia proporzionata e armonica stabilendo volumetrie altezze e materiali di rive- stimento. I viali presi in considerazione dai regolamenti sono: viale Vittorio Emanuele, Viale Mussolini e Viale Principe Umberto. Bosio dedica grande impegno e studio al Viale dell’Impero che crea per collegare l’esistente nucleo cittadino, sviluppato intorno a Piazza Skanderbeg, al nuovo centro politico- sportivo, piazza Littorio, oggi Madre Teresa, che va formandosi intorno alla Casa del Fascio. Questa alta costruzione con fronte simmetrico ed austero rivestita a bugnato, rialzata da un’imponente scalinata sulla quale sono posizionate gruppi scultorei, domina la città sia materialmente che moralmente. Ai lati si trovano due costruzioni: una destinata alla Gioventù Littorio Albanese con il retrostante stadio, l’altra destinata a sede del Dopolavoro Albanese con il suo cinema-teatro. Sul viale dell’Impero proget- ta edifici rappresentativi come gli Uffici Luogotenenziali, le sedi dei Comandi Militari e l’Albergo Dajti. Purtroppo nel pieno fervore del suo lavoro fu colpito da una grave malattia che lo spense nell’aprile del 1941. Era un architetto apprezzato e richiesto, generava forme nuove grazie a un’inesauribile ricerca progettuale di sobrio ed elegante disegno moderno.
Nasce a Firenze nel 1903, si laurea in Ingegneria Civile a Roma nel 1926 ed inizia la sua attività professionale a Firenze sotto la guida di Ugo Giovannozzi; nel 1930 si laurea poi in architettura. Sono del primo periodo formativo i concorsi di architettura come quello internazionale per il faro in memoria di Cristoforo Colombo a Santo Domingo, progetti e restauri di ville ed appartamenti per gli uffici del Movimento Forestieri e per le varie Fiere dell’Artigianato.
Si batteva con entusiasmo per l’idea di un’architettura rinnovata scrivendo e pubblicando articoli su giornali e riviste regionali e nazionali e auspicava che l’Italia potesse ancora essere maestra nell’archi- tettura. Nel 1931 Bosio si fa promotore della costituzione del primo Gruppo Toscano con Michelucci, Berardi e Guarnieri. Insieme a loro realizza i nuovi padiglioni per la IV Fiera Internazionale del Libro a Firenze, ma dopo questa esperienza abbandona il Gruppo per disaccordi con Michelucci. Oltre ad insegnare alla Regia Scuola di Architettura di Firenze, partecipa alla V Triennale di Milano ed al con- corso per la Stazione di Venezia.
Con la Casa del Golf dell’Ugolino all’Impruneta (Firenze) e Villa Ginori Conti a Cerreto di Pomarance (Pisa) si mette in evidenza come figura di punta della nuova architettura. Dal 1934 ottiene dal Mi- nistero degli Esteri diversi incarichi di progettazione ed arredamento a La Paz (Bolivia), Budapest e Bucarest. In qualità di Ufficiale di Complemento di Cavalleria chiede ed ottiene di partire volontario per l’Africa Orientale Italiana nel 1936 dove redasse i progetti per i Piani Regolatori di Gondar, Gimma, e Dessiè. Con questi progetti intendeva dar vita ad un organismo centrale in Addis Abeba che sotto le direttive unitarie di un architetto potesse redigere tutti i piani regolatori delle città nuove e controllare l’attività edilizia dei privati nelle varie località per permettere uno sviluppo razionale, omogeneo e ordinato. Idea, questa, approvata da Mussolini in un’udienza privata.
Oltre ai piani regolatori, numerosi sono anche i progetti per tribunali, centri studio, residenze per il governatore e palazzi rappresentativi. In questi ultimi e fecondi anni della sua vita, oltre ai grandi lavori in Albania, Bosio riesce a seguire e portare a compimento anche in Italia numerose opere e progetti: il Padiglione dell’Albania alla Fiera di Levante a Bari ed alla Mostra delle Terre Italiane d’Oltre Mare a Napoli, la trasformazione ed ampliamento di Palazzo Giuntini a Firenze) oltre alla cura di restauri e arredamenti Ciano, Benini, e Della Gherardesca.

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