Scatola di pietra – 3LHD, Sports/City Hall in Bale

testo di Francesca Oddo

Il nuovo Sports City Hall della città di Bale, in Croazia, è un esempio brillante di dialogo fra storia e contemporaneità. La sua architettura è testimone di linguaggi attuali e allo stesso tempo respira il senso della memoria. Ne è autore 3LHD, studio di architettura con base a Zagabria fondato da Saša Begovic`, Marko Dabrovic` , Tatjana Grozdanic` Begovic` , Silvije Novak, quattro giovani progettisti sensibili alle dinamiche di interazione fra architettura e scenario urbano. Un rapporto che in questo progetto viaggia attraverso un’alternanza di interferenze e di assonanze.
Un volume compatto, scenico, potente si adagia con garbo ai bordi del centro storico della cittadina istriana, dichiara la sua gravità, la afferma con decisione e con vocazione scultorea. Non stabilisce distanze formali con il tessuto urbano nel quale si inserisce, anzi lo richiama rivestendo la sua massa della stessa pietra che popola il cuore della città, situata su un colle sovrastante un’antica via con- solare romana. Si impone piuttosto sul profilo cittadino con le dimensioni, come fosse il baluardo di una fortezza. I progettisti affermano di aver tratto ispirazione da una tradizionale struttura di riparo in pietra costruita dai pastori locali, capace di proteggere l’ambiente dal caldo durante la stagione estiva, dal freddo durante quella invernale. «Tradizionalmente costruito senza cemento o malta, incastrando le pietre trovate sul sito, questa struttura è un esempio primitivo di prefabbricazione, vivo nell’area Mediterranea fin dalla preistoria», spiegano.

Lo Sports City Hall è il secondo edificio più grande della cittadina dopo la chiesa. La sua monumentali- tà, sia pure silenziosa e riservata, testimonia il suo ruolo sociale: oltre ad ospitare il campo da basket e una sauna, è anche un luogo di incontro per la comunità, nel quale è possibile organizzare conferenze, fiere, eventi. Gli spogliatoi sotterranei diventano lo strumento attraverso il quale la struttura si aggancia al plesso della vicina scuola.

è una scatola imponente, ma si stacca dal suolo in alcuni punti, come per acquisire leggerezza. Ora il suo corpo lapideo è sorretto da una cortina di schermi di vetro, in un’acrobazia strutturale che gioca a sovvertire le leggi della gravità; ora subisce dei tagli tridimensionali che privano il volume dei suoi spigoli in prossimità dell’appoggio al suolo. A tratti l’edificio si presta ad una lettura antropomorfa, soprattutto di notte, quando la cortina a vetri si offre alla città come una grande bocca luminosa che si lascia penetrare dalle atmosfere urbane. All’interno gli spazi sono limpidi, essenziali, nitidi. Scanditi e modulati da una sequenza severa di pilastri in cemento armato. Costruito in 11 mesi, l’edificio è stato realizzato in elementi in cemento armato prefabbricati. Storia/contemporaneità, gravità/leggerezza, opacità/trasparenza, tecniche costruttive tradizionali/tecniche costruttive moderne sono le dicotomie che conferiscono verbo al progetto, che ne definiscono il carattere, la cifra, l’energia.

Sezione 4-4

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