AND 12 – BEHNISCH ARCHITEKTEN > SCUOLE DI ARCHITETTURA

In questo numero presentiamo il lavoro di Behnisch Architekten e tentiamo di affrontare il difficile tema della didattica nelle scuole di architettura.
I progetti della prima parte forniscono un quadro esauriente circa il lavoro di uno degli studi più inte- ressanti nel panorama mondiale dell’architettura. Progetti molto recenti sono, ad esempio, gli edifici per l’Arpa a Ravenna, dove la de-composizione architettonica si integra al tema della ‘mimesi’ con il territorio; il Museo Oceanografico di Straslund in Germania risultato innovativo derivato dall’integrazione fra progetto museologico, progetto museografico e design urbano.

Nella sede della Unilever è evidente il tema dell’edificio di taglia XL che include al suo interno la scala urbana; la Spa di Bad Aibling e la Marco Polo Tower di Amburgo sono esercizi sapienti in cui integrazione tra architettura e design soddisfano le nuove esigenze edonistiche contemporanee. Risulta chiaro come, nel programma di progetto, Martin Haas, come tutto lo studio Behnisch, assuma un atteggiamento rispettoso dell’ambiente e degli individui e finalizzando il risultato ad un design sostenibile.

Nella seconda parte si condensano alcune interessanti esperienze di Scuole di Architettura; si parte dall’esperienza di Mauricio Pezo che ci mostra la complessa realtà della formazione in Cile e in parti- colare della Talca University School of Architecture. Eric Owen Moss ci introduce poi al SCI-Arc di Los Angeles, ambito di una sperimentazione radicale. John M. Reynolds narra le posizioni teoretiche e pra- tiche dell’Università di Miami e Hyon-Sob Kim, approfondendo l’esperienza della Korea University, ci fa intuire il motivo per cui la Corea sta emergendo nel panorama nell’architettura contemporanea. Infine si raccoglie l’esperienza della forte dinamica didattica della Accademia di Architettura di Mendrisio. Questo complesso contesto contribuisce a sottolineare come ancora oggi il tema della didattica sia cen- trale per formare figure professionali in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro con una formazione completa da un punto di vista tecnico, ma soprattutto cosciente da un punto di vista etico. Ogni anno all’inizio di un anno accademico gli occhi di giovani studenti esprimono ‘fame’ di soluzioni prima che di conoscenza, il giovane è allo stesso tempo spaventato dalle numerose nozioni tecniche e affascinato da quell’aspetto della disciplina legato solo allo stile e alla forma prima che al contenuto. Lo sforzo principale è insegnare a questi ragazzi a ‘guardare’ le cose e vivere la quotidianità da ‘Architetto’, il compito più difficile è dar loro la possibilità di apprendere ciò che hanno intorno, di fornire loro una visione autonoma e personale ed a vivere prima come utenti, poi come progettisti l’architettura che si im- magina. Quello che dobbiamo augurarci è che la nuova classe di professionisti possa formarsi in strutture didattiche evolute che riescano a integrare i diversi aspetti specifici con un’attitudine alla multidiscipli- narietà, unica strada per iniziare un cammino etico di crescita progettuale che possa essere sempre in linea con l’evoluzione continua dei contesti sociali e urbani con i quali si dovranno confrontare.

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