Behnisch Architekten – Metodi per una progettazione avanzata, sostenibile, democratica

di John Reynolds

Behnisch Architekten, studio costituito originariamente nel 1989 come filiale di Behnisch + Partner fondato da Günter Behnisch nel 1952, è riuscito a guadagnarsi l’attenzione di tutto il mondo poco dopo essersi reso indipendente nel 1991. Sotto la direzione di Stefan, figlio di Günter Behnisch, Behnisch Architekten ha vinto numerosi concorsi in Germania, di recente anche in Nord America, come dimostra il concorso di architettura sostenibile per il progetto dell’Allston Science Complex all’Università di Harvard (2006-10), il Northpoint Mixed-Use Complex a Cambridge, MA (2003), e il Riverparc a Pittsburgh, PA (2006-14). Fin dalla metà degli anni ‘90, lo studio ha realizzato importanti progetti sia nel settore pub- blico che privato, compresa la partecipazione a concorsi per progetti non realizzati quali l’Harbourside Center di Bristol (annullato nel 1999) e l’Archivio nazionale e provinciale di Copenhagen (annullato nel 2002) che sono il punto di partenza per lo sviluppo di molte opere recenti. I progetti per l’Archivio danese e per l’Harbourside Center di Bristol hanno messo in risalto il ruolo di Behnisch Architekten sul palcoscenico internazionale, poiché tali edifici istituzionali sarebbero diventati delle pietre miliari tardo moderne ed avrebbero modellato il carattere urbano ed i profili delle rispettive città secondo il concetto di Stadtkrones [Corona della città] o ‘mini-metropolis’1.
La sovrapposta composizione scultorea degli Archivi Danesi, la configurazione della sua torre e la sinergia dell’edificio con le forme del paesaggio erano precursori della configurazione della torre e del cortile dei Norddeutsche Landesbank Headquar- ters (NORDLB) di Hannover (2002). All’Harbourside Center l’esuberanza formale del tetto, che evocava un’architettura paesaggistica, rappresentava la quinta facciata che si stagliava liberamente offrendo, allo stesso tempo, un’illuminazione naturale, regolabile, nell’auditorium principale. L’espressione di forme libere del progetto di Bristol, che pervade l’attuale proposta per il concorso del Northpoint Mixed-Use Complex, trae origine dal concorso per il Musicon Concert Hall di Brema (1995), in cui lo studio Beh- nisch si è classificato al secondo posto, e che offre ampi richiami alla Filarmonica di Berlino realizzata da Hans Scharoun (1956-63) i cui interni simili a ‘paesaggi’ e la forma organica dell’Espressionismo enfa- tizzano la libertà e la sensibilità ambientale assai diffuse nella costruzione dello spazio e nel formalismo di Behnisch Architekten. Per quanto riguarda i progetti sostenibili, nel corso degli ultimi dieci anni, Ste- fan Behnisch ha prodotto una serie di edifici per banche e assicurazioni al tempo stesso ecologicamente sofisticati e di grande interesse, a cominciare dal Central Administration Building per la State Clearing Bank (ora BW Bank) a Stoccarda (1997) fino alla State Insurance Agency Schleswig-Holstein (LVA) a Lubecca (1997), i cui atri, ecologicamente attivi, la valorizzazione e le strategie per l’illuminazione e la ventilazione naturale, hanno anticipato i progetti più recenti dello studio. L’Istituto per la Ricerca nella Silvicoltura e nell’Ambiente, IBN ora Alterra, a Wageningen (1998), la North German State Clearing Bank del Friedrichswall (NORDLB) ad Hannover (2002) e il Genzyme Center a Cambridge, MA (2004), sono degni di nota per la costruzione socialmente integrata in perfetta armonia con gli ideali di progettazione democratica e con gli innovativi principi di progettazione sostenibile che caratterizzano l’attuale orien- tamento della società. Per quanto riguarda l’utilizzo di tecnologie rispettose dell’ambiente, i tre progetti in questione si collocano tra l’architettura high-tech di Norman Foster e l’approccio low-tech di Paolo Soleri. Stefan Behnisch ha ammesso di nutrire maggiore ammirazione per Soleri e per la sua interpreta- zione diretta delle leggi della natura che riducono al minimo la progettazione di sistemi ecologici. È per questo che ogni progetto propone la progettazione sostenibile come una forma di ‘natura assistita’ legata al rispetto per l’individuo collocato all’interno di una cornice sociale e architettonica collettiva. Come riflesso della sua posizione ‘a metà tra le due tendenze’ in materia di approccio sostenibile, Behnisch ha posto in essere, nelle sue opere più recenti, tecnologie ambientali sia ‘High-Tech‘ che ‘Low-Tech’. Ad esempio, al NORDLB sistemi high-tech quali eliostati computerizzati e tecnologie per la protezione contro l’irraggiamento solare, abbinate a sistemi di riscaldamento e di raffreddamento geotermici, ope- rano parallelamente ai sistemi di ventilazione naturale. L’approccio dello Studio in questo caso, riflette un atteggiamento equilibrato per quanto concerne l’applicazione di tecnologie ecologiche, portatrici dei valori sostenibili dell’intero progetto.

Behnisch Architekten presta particolare attenzione a quelle forze progettuali tradizionalmente sotto utilizzate quali la considerazione delle dinamiche sociali e una più ampia e critica comprensione del ‘com- mittente’, così come degli altri individui e comunità che sono coinvolti dai loro progetti. Le loro pratiche di progettazione sostenibile, democratiche e socialmente consapevoli, vanno oltre l’attuale concetto di sostenibilità in modo da mostrarne in maniera più immediata le possibilità espressive e la efficacia. An- dando oltre l’aspetto puramente tecnologico, Behnisch vede la sostenibilità come «il primo movimento istituzionale e antiteorico nella storia della professione di architetto che presenti una valida alternativa al nichilismo del recente passato».2

Quindi allo studio Behnisch, le strategie e le tecnologie dal design sostenibile sono utilizzate in modo democratico, rispettando l’autonomia del singolo utente all’interno del più ampio approccio allo schema ambientale collettivo dell’edificio. L’architettura in una tale dimensione ‘umanistica’ presenta qualità caratterizzate da onestà, informalità e capacità di reazione alle situazioni. Behnisch evita quelle rappre- sentazioni dominanti e quegli ordini architettonici incentrati in maniera eccessiva su organizzazioni spa- ziali gerarchiche. Lo spazio scaturisce proprio da tale approccio: gli atri, gli spazi di socializzazione e di incontro, le doppie facciate abitabili e i giardini pensili diventano tutti luoghi caratterizzati da interventi di design sostenibile e da interazione sociale. È proprio nell’atrio o ‘Halle’3, una significativa conquista sociale che trae origine dalla scuola di Günter Behnisch, che risiede il punto di incontro vitale tra i prin- cipi di spazio democratico e le tecnologie sostenibili ed ecologiche. L’atrio ‘riunisce’ infatti il ricco tessuto collettivo, sociale, spaziale ed ambientale dell’edificio ed inscrive i singoli luoghi di lavoro all’interno di un più ampio insieme spaziale mediando i sistemi ambientali, la diversa disposizione e l’espressione spa- ziale. Rispettare l’autonomia di coloro che vivono l’edificio, in quanto parte integrante di un ‘ambiente’ (in senso ecologico), offre l’occasione per una profonda trasformazione veicolata da tendenze e schemi comportamentali rispettosi dell’ambiente e non distruttivi, incoraggiati dallo stesso approccio progettuale sostenibile dello Studio. Rimodellare i comportamenti consumistici degli abitanti dell’edificio offrendo loro l’opportunità di contribuire alla qualità ambientale degli spazi in cui lavorano aggiunge un valore ecologico all’architettura che si estende ben oltre lo sviluppo degli edifici eco-compatibili. A tal proposito, il progetto dell’IBN a Wageningen (1998) fornisce un chiaro esempio. I ricercatori nelle ali destinate agli uffici possono regolare la ventilazione dei loro locali, la temperatura e l’illuminazione naturale attraverso il contatto diretto e lo scambio con la galleria di circolazione interna e gli spazi giardino adiacenti ai loro uffici. I giardini presentano fluttuazioni di temperatura di molto superiori a quelle di un atrio dotato di un tradizionale sistema di aria condizionata. Tuttavia, l’effetto e l’esperienza diretta dei cambi di stagione aumentano l’interazione dei ricercatori con lo spazio e con gli altri individui. Emerge un modello social- mente positivo, affine a quello sperimentato negli spazi destinati all’atrio tipici dei progetti di Günter Behnisch, quali il Diakonischen Werkes di Stoccarda (1983) in cui l’atrio, precursore di quello della IBN, aumenta la prospettiva di interazione tra i dipendenti, poiché quest’ultimi devono regolare i microclima dei loro uffici e spostarsi per l’edificio svolgendo allo stesso tempo importanti compiti professionali, sociali e ambientali. L’attenzione prestata al benessere dei dipendenti all’IBN contribuisce, a detta del committente, ad una maggiore soddisfazione dei dipendenti e ad una loro minore rotazione. L’attenzione prestata all’autonomia ambientale del dipendente alla IBN si accompagna ad un sistema di ventilazione e di riscaldamento di gran lunga più semplice, che elimina la maggior parte dei sistemi meccanici di aria condizionata.

L’estetica del progetto, attivata come fosse una forma di ‘imperfezione estetica’, e le tecnologie per edifici sostenibili si intrecciano per rispondere alle esigenze e all’identità fisica dell’utente. Behnisch parla pro- prio di ‘imperfezione estetica’ nella successiva caratterizzazione del progetto dell’IBN in cui le esperienze estetiche e fisiche sono mediate principalmente da modelli e tecnologie sostenibili quali l’illuminazione naturale, l’utilizzo dei sistemi solari passivi e di un sistema di raffreddamento ad evaporazione. E, rife- rendosi al progetto dell’IBN, afferma: «L’edificio non è ciò che in base agli standard convenzionali può essere definito bello. Questa volontaria imperfezione estetica è un appello ad una esperienza non mediata e, prima di tutto, sensoriale dell’architettura».4 Lo studio sa bene che l’architettura e il paesaggio hanno la capacità di spingere gli individui a relazionarsi con i propri ambienti ad un livello più profondo. Le dimensioni sensoriali dei progetti di Behnisch, l’inserimento di acqua, pietre, vegetazione e riferimenti al cielo sono essenziali al fine di avvicinare la struttura e i suoi elementi all’esperienza e alla memoria uma- na. La corte urbana del progetto del NORDLB con i suoi tre laghi e il ristorante adiacente per i dipendenti riflette il desiderio personale di socialità e di cene in riva al lago, aggiungendo una dimensione naturale ad un beneficio sociale. L’osservazione di quest’importante tendenza sociale permette di sostenere con- cetti chiave a livello ambientale che coinvolgono la depurazione dell’aria, il raffreddamento passivo e la ventilazione che, nel loro aspetto sensoriale, evocano ricordi personali, associazioni con il paesaggio e richiami al Giardino dell’Eden. Il concetto di ‘edificio come paesaggio’ e i collegamenti trasparenti tra interno ed esterno, come è possibile ammirare al piano terra del NORDLB, rievocano lo spirito di paesaggi democratici che risalgono all’Olympiapark di Monaco (1972). Behnisch ribadisce la sua predilezione per la sinergia edificio-paesaggio, come nel caso del NORDLB, con queste parole: «A nostro parere, era importante sviluppare un linguaggio formale e inconfondibile che esprimesse le funzioni delle aree esterne e che potesse rispondere al chiaro carattere dell’architettura. Non era nostra intenzione esprimere l’architettura paesaggistica come un elemento fine a se stesso. Il nostro obiettivo era quello di fonderla con l’edificio stesso per creare un legame forte tra interno ed esterno».5

Altri progetti di rilievo, come quello concettuale del Senscity Paradise Universe6 di Las Vegas (2004), hanno preso forma a partire dall’esplorazione degli aspetti atmosferici e ambientali dei luoghi naturali. I giardini, i gruppi di alberi, le valli, le colline, gli altopiani, i laghi e le terrazze fluviali hanno gettato le basi per l’identità spaziale che emerge dal progetto, come un paesaggio architettonico portatore di concetti ambientali che si sviluppano intorno al rapporto con il luogo. L’allusione ad alberi e fiori va ben oltre il simbolismo, con particolare attenzione alle loro insite proprietà naturali come la capacità di fare ombra, la dispersione dell’acqua e il raffreddamento radiante. Richiamare esperienze e ricordi personali legati al paesaggio e attivati attraverso le dimensioni sensoriali dell’edificio rappresenta uno stimolo mnemonico che promuove l’interazione del singolo con lo spazio, i sistemi ambientali e gli altri individui.

Anche l’atrio ed i giardini verticali del Genzyme Center a Cambridge (2004) richiamano associazioni multiple simili alle precedenti. Un giardino verticale emerge in sequenza dal paesaggio architettonico pubblico del piano terra e modella i paradigmi dell’edificio: il carattere spaziale, la dimensione sociale e i sistemi ambientali. A partire dal piano terra, aperto ed accessibile, il sistema di circolazione principale rappresentato dal giardino che si svolge lungo il perimetro dell’atrio per i suoi 12 piani, si incrocia con la diversa configurazione spaziale del Genzyme Center, evocando la suggestione di un paesaggio che come un ‘filo’ connette gli elementi urbani di una città: l’organizzazione dell’edificio e i sistemi di circolazione

al suo interno hanno analoghe somiglianze con i quartieri, gli isolati, i viali, le strade, le piazze e gli spazi verdi. In questo modo il principale sistema di circolazione è letto come un ‘viale di giardini’, l’atrio come la ‘piazza principale’, gli spazi degli uffici principali come ‘quartieri’, ecc. e tutto ciò non fa che accre- scere l’analogia. Oltre all’opportunità di utilizzare i giardini per incontri informali, nei corridoi (il livello ‘strada’) piccole sale per il caffè e piccoli angoli cottura aggiungono l’intimità alle qualità del tessuto sociale dell’edificio, così come la caffetteria panoramica concede agli impiegati una vista della città che una volta era riservata solo ai dirigenti. Il carattere urbano di Genzyme e l’importanza del rispetto per l’individuo, con al tempo stesso la valorizzazione delle dinamiche collaborative di piccoli gruppi di lavoro, fa riferimento al concetto di ‘polivalenza’ di Herman Hertzberger, dove i suoi edfici, così come descritti da Arnulf Luechinger esistono come una sorta di insediamento urbano formato da un gran numero di unità spaziali uguali legate insieme come isole che svolgono diverse funzioni programmatiche.Verticalmente urbana, la sovrapposizione del giardino verde al Genzyme incoraggia la vita sociale e con- trobilancia ogni enfasi verticale eccessiva e ingiustificata poiché l’atrio ecologicamente attivo ed i giardini intersecano spazi pubblici e privati, sale conferenza, la caffetteria e la biblioteca, così come organizzano la luce, l’aria, la vita sociale e la circolazione.7

La posizione umanista così legata all’ambiente di Behnischpone le basi, come si è visto nei progetti di IBN, NORDLB e Genzyme, per i loro stessi obiettivi di sostenibilità che, in maniera decisa, mostrano rispetto per gli indivudui all’interno di uno schema progettuale attentamente costruito e democratico. La sostenibilità che si ritrova nelle opere di Behnisch si riflette sul luogo, sul contesto, sulla prospettiva del progetto per il progresso degli ideali democratici, della edilizia sociale, dell’architettura stessa. Nonostante il livello di finiture ed il costo, nel caso di NORDLB e Genzyme, le strategie di sostenibilità ambientale dello studio Behnisch non sono né integrate, in modo inopportuno, a sofisticate tecnologie, né fini a se stesse. Piuttosto, combinate ad una architettura socialmente responsabile e democratica, sono un mezzo per fare un significativo passo in avanti nel contributo che l’architettura può offrire ad un mondo più rispettoso dell’ambiente e dell’uomo.

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