Talca University

di/by Mauricio Pezo

Attualmente in Cile la formazione in architettura è oggetto di discussione e si insegna in ben 45 scuole mentre solo dieci anni fa l’insegnamento era previsto in 24 strutture e nel 1988 soltanto in 8. Alcuni docenti, particolarmente preoccupati, stanno cercando di capire da cosa derivi l’esigenza di au- mentare le strutture scolastiche e, di conseguenza, anche la formazione di altri architetti in un paese così piccolo. Altri insegnanti, più propensi ad accettare il fenomeno, stanno cercando di definire nuove regole e opportunità pratiche per il futuro basandosi sulla situazione attuale. La seconda categoria di insegnanti potrebbe contestare alla prima la concezione obsoleta della pratica architettonica come limitazione geopo- litica, basandosi sul fatto che l’accesso alle fonti di informazione non ha più confini. Un altro elemento di discussione offerto dalla seconda categoria riguarderebbe l’enorme quantità di professionisti formatisi in modo analogo, in quanto le migliori possibilità deriverebbero proprio dalla diversificazione delle abilità. Con il termine ‘diversità’ non intendo dire specializzazione (troppo accademico) ma voglio fare riferimento alla flessibilità pratica di reazione. In questo senso, studiare architettura (dove possibile) significa esercitarsi in una sorta di sensibilità personale orientandosi verso l’analisi critica della realtà. In questo contesto formati- vo dell’architettura in Cile, ho avuto modo di insegnare in due scuole estremamente diverse: una organiz- zata secondo un sistema tra i più tradizionali, caratterizzata da un rigore concettuale e pratico tramandato negli anni e l’altra (Talca School), considerata come una delle istituzioni più moderne nonché tappa forzata per la formazione degli architetti in America Latina. Talca è una piccola cittadina agricola situata a circa 250 km a sud di Santiago. La sua posizione geografica è uno dei fattori strategici che la caratterizzano: è facilmente raggiungibile (se consideriamo le distanze in Sud America) per i docenti esterni nel giro di una giornata e, allo stesso tempo, non è molto caotica: non si deve lottare per farsi spazio nella ‘giungla’ della capitale. La posizione non è casuale se pensiamo che la Talca School si pone come obiettivo quello di loca- lizzare il più possibile il ruolo dell’architettura nel paesaggio circostante a livello estremamente localizzato. Questo luogo ha potuto contare anche sulla presenza di Winy Mass, degli MVRDV. A livello metodologico, uno degli aspetti più innovativi della Talca School riguarda la realizzazione del progetto finale per il quale agli studenti non è richiesto di elaborare un programma teorico (basato su un grande museo o palazzo dei congressi) difficilmente in agenda per il 99% degli architetti del posto, ma la realizzazione di un piccolo progetto. Con questa iniziativa, la scuola mira ad avvicinare i soggetti al contatto con le cose e ad accre- scere l’elasticità produttiva affinché il loro ultimo progetto accademico coincida con il loro primo lavoro di tipo professionale. Gli studenti dovranno affrontare i problemi come nella realtà e senza alcun tipo di aiuto imparando a gestire spese ridotte, aspetti legali, lavoratori dipendenti ecc., dovranno attirare l’attenzione di specifiche comunità affinché li considerino parti integranti in fase di progettazione e costruzione. Questo fattore rafforza la posizione dell’architetto sia a livello pubblico che sociale. Tenendo conto di questo ruolo, l’approccio del nostro studio si basa principalmente sull’esplorazione visiva in totale autonomia e sull’inse- rimento di oggetti fatti a mano in contesti naturali. Considerate le possibilità di lavorare con prototipi 1:1, questi oggetti sono stati concepiti come elementi specifici per analizzare un particolare paesaggio culturale e, allo stesso tempo, come un modo attento e scrupoloso per gestire risorse economiche limitate di cui disponiamo nel settore dell’architettura urbanistica. Con l’introduzione di costruzioni realizzate con mate- riali riciclati, ciascun progetto propone un’interazione diretta con l’ambiente naturale e le sue richieste. Gli studenti entrano così letteralmente in simbiosi con il territorio, riproducendo simultaneamente le rappre- sentazioni mediate (quali disegni e fotografie) nello spazio e nelle dimensioni reali del progetto. Il nostro lavoro si è fondato sulla consapevolezza che la morfologia geografica determina i comportamenti delle forze produttive locali e su tale base abbiamo selezionato gli schemi e i codici di produzione per scoprire il legame tra strutture formali e attività. Ciascun progetto rappresenta una sorta di strumento attraverso il quale è possibile individuare i collegamenti mentali suggeriti dal luogo.

PVE-WAL-032

Share:

Discussions — No responses yet