Dynamo Camp – Architettura ricreativa

di Paolo Di Nardo

Alla fine degli anni ‘80 Paul Newman dette vita in America al primo Hole in the Wall Camp il cui obiettivo era quello di rendere migliore la vita dei bambini affetti da gravi patologie che oltre a minarli nel fisico tolgono loro la forza e la gioia della vita sociale, del gioco e dello svago propri della loro età. Dopo 20 anni nasce il primo Camp italiano: su iniziativa della Fondazione Dynamo, una fondazione di venture philantrophy nata nel 2003 da un idea di Vincenzo Manes, viene recuperato e convertito il complesso degli edifici industriali della ex SMI Società Metallurgica Italiana, divenuta Europa Metalli del gruppo KME, a Limestre, alle pendici dell’Appennino Pistoiese. Per una volta il recupero di una vasta area industriale dismessa, situata in un contesto ambientale di assoluto rilievo, dichiarato Oasi Naturale dal WWF, non è finalizzato al suo sfruttamento speculativo, ma alla filantropia. La ‘terapia ricreativa’ è la base scientifica che ispira l’attività di questo Camp, come degli altri sparsi per il mondo. Questo tipo di terapia spinge i bambini affetti da gravi patologie a partecipare attivamente all’avventura del Camp, coinvolgendoli in esperienze in grado di valorizzare la socializzazione con altri bambini e di far riscoprire loro le proprie capacità. Gli effetti di tale terapia sono tali da mutare, positivamente, la capacità di questi bambini di confrontarsi con la propria malattia.
Nella primavera del 2006 per il progettista, l’architetto Elio Di Franco, e per l’impresa, CPF Costruzioni, che ha realizzato l’intervento, inizia la sfida: ripulito il complesso da tutto ciò che non era funzionale e congruo alla nuova destinazione ma anche alla memoria del luogo, si trattava di creare nuovi spazi o adattare gli esistenti per facilitare la terapia ricreativa. Spazi stimolanti, facilmente riconoscibili, accessibili in ogni parte, in grado di favorire quelle attività così importanti per i piccoli ospiti, ed in grado di integrare gli spazi di vita quotidiana con l’ambiente naturale in cui il complesso è immerso.
Il complesso si articola in 3 nuclei funzionali: le residenze, gli spazi ricreativi e di socializzazione, le strutture sportive. Gli spazi ricreativi e sociali sono di fatto il baricentro simbolico e funzionale dell’intero complesso, sottolineando così il loro ruolo fondamentale nella terapia. Il grande edificio della mensa, di nuova realizzazione, con la sua struttura trilitica, mista in legno e cemento armato, sembra voler richiamare simbolicamente gli elementi naturali che lo circondano, gli alberi e la pietra, e la ‘semplicità’ formale che questi esprimono. Come in un gioco di costruzioni le imponenti travi si incastrano e si appoggiano l’una sull’altra; la pulizia delle linee, la trasparenza delle pareti, sembrano concentrare l’attenzione sullo spettacolo naturale circostante… Poi ti rendi conto che gli aspetti funzionali, tecnologici e costruttivi di una struttura in grado di, tenere libero da qualsiasi ingombro strutturale uno spazio di poco più di 1.000 mq in cui i bambini mangiano, si incontrano e giocano; di permettere l’uso di pareti vetrate, su 3 lati, senza soluzioni di continuità, che danno la sensazione di uno spazio aperto; di creare, con gli aggetti esterni, coperti, di 4 metri, degli spazi di transizione protetti fra interno ed esterno, sono forse più importanti della loro essenziale, seppur raffinata ed indiscutibile, qualità estetica. Lo stesso concetto si ritrova ovviamente anche negli altri immobili, anche se si tratta di ristrutturazioni: le residenze, ad esempio, o la piscina od il centro medico adiacente alla mensa. Le prime, ricavate in uno dei vecchi edifici industriali, molto rassicurante con la sua forma tradizionale, così simile ai disegni dei bambini, ma ugualmente divertente, stimolante ed originale con le sue numerose finestre, ognuna con un vetro di colore diverso: un ‘gioco’ architettonico, ma anche uno strumento terapico forte, in grado di stimolare i sensi e la fantasia con una forte spinta simbolica – il mondo esterno che appare colorato, ma che al tempo stesso entra all’interno attraverso le tantissime finestre. Allo stesso modo la piscina coperta, che sfrutta tecnologie bioclimatiche per il suo riscaldamento, ha le pareti in gran parte vetrate, su cui scende in modo asimmetrico, la falda del tetto come una coperta, protettiva. Il progetto del centro medico ha, da parte sua, fatto convivere gli aspetti più strettamente funzionali e tecnologici, con il desiderio di trasformare questo spazio in qualcosa di divertente, di accogliente, che fosse il più lontano possibile dall’idea di ‘cura’ od ‘ospedale’.

È evidente come in questo caso il progetto, l’architettura, del Dynamo Camp di Limestre, pur presentandosi ai suoi livelli più alti, sia prima di tutto uno strumento per migliorare la qualità della vita di questi bambini, rompendo, simbolicamente, ma anche fisicamente, quell’isolamento dal mondo esterno che la malattia ed il suo trattamento creano.

foto di Arrigo Coppitz

nome progetto Dynamo Camp

progetto Elio Di Franco

collaboratori Luigi Pacciani

strutture Pietro Mele

impianti tecnici Francesco Sadovsky

impianti elettrici Studio Tecnico 71

impianti idrotermosanitari  Francesco Sadovsky

direzione lavori Elio Di Franco

coordinatore della sicurezza Stefano Finetti

committente KME

proprietà KME

impresa CPF Costruzioni

luogo Limestre (PT)

superficie 10.000 mq

data progetto 2006 realizzazione 2006/2007

costo 13 milioni euro

 

 

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