Quasi architettura – Jean Nouvel, Sala concerti a Copenhagen

testo di Paolo Di Nardo


foto di Philippe Ruault

Un volume blu; un cubo; o quasi. Nel caso di Jean Nouvel non ha importanza poiché la sua poetica è a-geometrica, essenzialmente emotiva. Ciò che conta è la labilità della percezione, l’evanescenza del confine. L’abilità del maestro francese risiede nella capacità di generare identità attraverso elementi di transizione. Questo atteggiamento è particolarmente importante in quest’area di Copenhagen – Ørestad – dove un intorno piatto e neutro è avviato ad una radicale trasformazione urbanistica e il trasferimento di tutte le strutture della Denmarks Radio è visto come l’occasione per trovare un elemento catalizza- tore di capitali e qualità urbana. La nuova DR Concert Hall di Copenhagen, sede della Danish National Symphony Orchestra, è stata inaugurata da alcuni mesi al termine di lavori durati sei anni per un costo di oltre 300 milioni di euro. è la più recente manifestazione di una ricerca singolare, di un linguaggio in costante mutazione, manipolatore di concetti e di immagini, sempre alla ricerca di ‘iper-specificità’ e di smaterializzazioni. Il New York Times l’ha definito un «santuario emozionante, un piccolo angolo di utopia in un mondo in cui i muri stanno crollando». L’entusiasmo e l’attesa suscitate da ogni progetto di Nouvel sono racchiuse nella sua poetica dell’incertezza. Sotto la luce del mattino l’edificio si presenta come un impenetrabile monolite di cobalto. Progressivamente perde corposità per diventare un volume vaporoso velato di blu, un parallelepipedo ammantato di mistero, fino alla completa metamorfosi in un effimero gioco di proiezioni, luci e colori che durante la notte raccontano la vitalità dell’interno. «La prima idea alla base dell’edificio – spiega l’architetto francese – è stata quella di uno schermo blu, una sorta di lanterna magica. La seconda è stata di suscitare la domanda: cos’è questo edificio?».

Quando il sole è basso, si possono intravedere i profili frastagliati dei volumi e i vari gradi di trasparenza delle superfici racchiuse dalla pelle microforata. L’energia dell’architettura è intrappolata in questo spa- zio intermedio e nell’effetto straniante che esso produce. Il resto del progetto è descritto nella relazione tra semplicità e complessità. L’interno è infatti un universo indipendente: 25.000 mq si dispiegano in un dedalo di corridoi e sale coloratissime disposte su sette livelli attorno ad un foyer centrale. Qui l’architettura si qualifica attraverso specifici dettagli, spazi e materiali: le pareti del foyer, ad esempio, sono realizzate in cemento alternato in gettata con strati di materiale plastico, da cui risultano particolari ripiegature; la sala concerti principale (Studio1, 1.800 posti) sembra intagliata nel legno; lo Studio 2 (Orchestral Hall, 550 posti) è caratterizzato da grandi pannelli di compensato sui quali sono stampati 38 ritratti di famosi solisti e compositori; lo Studio 3 (Rhythmic Studio, 350 posti) è racchiuso in pareti nere, alternate da pannelli lucidi chiari, e pavimento color quercia. Il rosso è invece il colore dominante dello Studio 4 (Choral Hall, 350 posti) che presenta pannelli orientabili – su modello dell’IRCAM parigino – per la massima flessibilità d’utilizzo. La consueta visionaria sfrontatezza di Nouvel riesce a catturare lo stato dell’arte in un’unica proposizione, per usare le parole del NY Times: «i muri stanno crollando».

04 12

nome progetto Centro specializzato in diagnostica e trattamento CEDT Daimiel

progetto Ateliers Jean Nouvel

consiglieri di Jean Nouvel Olivier Boissière, Hubert Tonka

partner Stefan Zopp (studi preliminari, realizzazione)

capi progetto Frédérique Monjanel (concorso); Brigitte Métra (APS)

progetto illuminotecnico Yann Kersalé

dipinti Alain Bony e/and Henri Labiole

architetti

realizzazione Michel Calzada, Lotte Adolph, Mitzi Vestergaard, Mette Lyng Hansen, Jolanta Maria Skowronska, Daniel Cajzer, Michal Treder, Mireia Sala Fonte, Charlotte Kihm-Moyer, Abel Patacho, Erich Gerlach, Anna Devigili, Sarah Hearne, Anke Ropertz, Ludovica Barassi, Elena Rojas Danielsen, Sofie Falkentorp, Lorenzo Parrot, Pil Thielst, Michael Giger, Sabine Furger

studi preliminari Eric Nespoulous, Abdel Hafid Rakem, Olivier Davenier, Mathieu Forest, Marta Grzadziel, Pierre Truong, Claude Godefroy, Cyril Desroche, Toshihiro Kubota, Mette Lyng Hansen, Sophie Gramatica, Lotte Adolph, Charles Bessard, Dan Dorell, Michel Calzada, Mitzi Vestergaard, Gilles Charrier

concorso Olivier Davenier, Antoine Bordenave, Alexandre Dumoulin, Mathieu Forest, Marta Grzadziel, Toshihiro Kubota, Philippe Papy, Mitzi Vestergaard. Mickael Zeichardt grafici/graphic designers Natalie Saccu de Franchi, Marie Maillard, Eugénie Robert

progetto interni (ristorante, mobili foyer, sedute sale concerto) Jean Nouvel Design –Sabrina Letourneur, Eric Nespoulous, Arnaud Lapierre, Jeremy Lebarillec, Bertrand Voiron, Jennifer Kandel

strutture Terrell International S.A.S., Niras

climatizzazione Flack + Kurtz (UK) Ltd., Terrell International S.A.S, Niras

consulenti acustica NAGATA Acoustics INC (Yasuhisa Toyota, Motoo Komoda);

scenografia Jacques Le Marquet, Ducks (Michel Cova);

segnaletica interna L’Autobus Impérial, Paris; HQE Pierre Lefèvre

economia: Davis London Economie, Niras

ingegnere civile Niras

architetto locale Niels Fuglsang A/S

committente DR – Denmarks Radio

luogo Copenhagen, Danimarca

data progetto (concorso) gennaio 2002

studi preliminari aprile 2004

realizzazione 2003-2009

superficie costruita 25.000 mq

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