Per un nuovo classicismo – Bernard Tschumi Architects, Nuovo Museo dell’Acropoli, Atene

di Eugenia Valacchi

Quasi un tema del doppio, se non fosse così pericoloso confrontare qualunque oggetto con il Partenone, sembra alla base della scelta di Tschumi per il Nuovo Museo dell’Acropoli. O perlomeno di un dialogo speculare, in cui all’altura dell’Acropoli, su cui troneggia il tempio di Atena, fa da contraltare l’espressivo e quasi ‘classicistico’ complesso dell’architetto svizzero. In che modo chiamare in causa la classicità, in un contesto che farebbe impallidire ogni confronto di emulazione, ogni tentativo di stabilire un contatto visivo e concettuale, ogni parallelo. Ebbene, la classicità – declinata negli elementi compositivi dell’‘or- dine architettonico’ negli edifici dell’Acropoli – è tradotta nel nuovo Museo con lo stesso esprit de geométrie, la stessa sensibilità per le proporzioni e le regole ‘auree’ del costruire, e si avverte nel rispetto per il luogo, per le preesistenze. Ma non solo è la cultura del progetto che fa dell’opera di Tschumi un’opera classica; la padronanza degli artifici espressivi come le grandi pannellature sul fronte ovest, inclinate di circa 30 gradi rispetto al piano di facciata, rende illusoria la monoliticità del blocco espositivo del piano primo, per conferirgli l’aspetto di un diaframma permeabile alla luce e all’ombra, in un gioco di contrasti cromatici sensibili all’illuminazione diurna e al punto di osservazione del visitatore. E ancora, allo stesso piano, Tschumi fa propria quella che potremmo definire l’interpretazione ‘à la Laugier’ del linguaggio classico: attraverso l’asciuttezza del vetro e del cemento a vista, la riduzione ai minimi termini di qualsiasi ornato che prescinda dall’essenza stessa dell’architettura nei suoi elementi primari – travi, colonne, tamponamenti esterni – il museo riesce finalmente a configurarsi come un contenitore che non ruba la scena al contenuto: è il caso ad esempio della sala delle sculture, gremita di statue su piedistalli, che sembrano quasi aggirarsi come ombre silenziose in un clima surreale nella foresta architettonica di colonne lisce, e in cui la luce lattiginosa, non contraffatta da alcun artificio cromatico, crea un profondo senso di disorientamento, scandito purtuttavia dalle rigide forme architettoniche. Una sensibile rotazione allinea il terzo piano del museo con il Partenone: un accorgimento che, assieme al mantenimento delle dimensioni del tempio classico, rende i due edifici specularmente dialoganti; la ‘piastra’ rotata rispetto alla sua base richiama inoltre quell’armonia costruttiva che nella classicità si rifletteva percettivamente in complessi anche non del tutto simmetrici; basti pensare alla posizione del Partenone stesso rispetto alla collina dell’Acropoli e ai Propilei: lungi dall’essere collocato in asse con questi ultimi, ma parallelo ad essi, il tempio fu innalzato per essere visto di tre quarti, in modo da permettere una visione dinamica e prospettica dell’insieme, che altrimenti risulterebbe invece statica e monodirezionale. Nella prima fase delle lavorazioni sono venuti alla luce i resti di un insediamento urbano alle pendici dell’Acropoli e il progetto ha dovuto adattarsi alle nuove contingenze, ma questo non ha compromesso l’unitarietà dell’intervento: al contrario, la possibilità di integrare questi resti archeologici con la struttura del nuovo edificio ha permesso di ottenere un complesso intrinsecamente legato al luogo e capace di assorbirne le preesistenze.

foto di Peter Mauss/ESTO

nome progetto Nuovo Museo dell’Acropoli

progetto Bernard Tschumi Architects, New York and Paris

gruppo di progetto Michael Photiadis ARSY, Athens

luogo Makryianni, Atene

superficie totale 21.000 mq

superficie spazio espositivo 8.000 mq

 

www.tschumi.com

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