Philippe Martinaud – I respiri dell’architettura

Mara Corradi Realizzare un’installazione urbana coinvolge una collettività. Come incide la responsabilità sociale che ne deriva nella concezione dell’idea? 
Philippe Martinaud Per il mio modo di lavorare e di vedere le cose, un ambiente urbano è come una pittura, un quadro, dove tutto ha un’armonia ed è integrato e in equilibrio con ciò che lo circonda e dove tracce di luce vanno a sublimare ciò che è più mirabile e rilevante!

Cerco sempre di trovare il legame e l’interazione con la città circostante. Qualsiasi intervento di luce in una città deve dimostrare di integrarsi.
Non si potrebbe assolutamente immaginare lo stesso progetto illuminotecnico a Las Vegas o a Parigi. MC La luce deve aiutare a leggere l’architettura oppure merita attenzione come messaggio indipendente? PM L’illuminazione, concepita come parte di un’opera architettonica, dovrebbe servire in primo luogo il lavoro dell’architetto.

Ma il progetto di una scenografia luminosa apporta a sua volta il suo messaggio e la sua creatività. Nel
mio lavoro adotto spesso l’illuminazione dinamica per creare delle onde, che alternano luce ed ombra
come se l’architettura stesse respirando. Quando si interpreta così, allora il progetto può avere più
letture. L’architetto e il light designer sono lì per mettere in discussione, stupire, toccare la sensibilità
e la poesia di chi guarda. L’interpretazione finale resta soggettiva e intima. MC Progettando lei sceglie di evidenziare certi aspetti di un’architettura, mettendone in ombra altri. Come funziona il processo di valorizzazione/esclusione?
 PM Spettacolo e teatro influenzano il mio lavoro: io utilizzo l’architettura come uno sfondo teatrale e poi lo metto in scena con la luce. Un’architettura è uno scenario, uno sfondo, di cui alcune parti in piena luce sono svelate e altre restano in penombra, solo suggerite. Nella progettazione della luce, ombre e luci diventano volumi architettonici.
 MC Ci parli del suo rapporto con la Georgia. Molti progetti di recente realizzazione sono stati illuminati dal suo studio. Le architetture hanno un alto valore simbolico per questo paese. Qual è stato il suo approccio in tal senso?
 PM Quando sono arrivato in Georgia circa 5 anni fa per realizzare un progetto di illuminazione richiesto dal Presidente Mikheil Saakashvili, ho incontrato un paese determinato a incamminarsi verso la modernità e il futuro. Oggi posso dire che la Georgia è anche un paese di mentalità aperta, che lascia ampio spazio alla fermentazione delle idee e alla sperimentazione del nuovo.
Da allora ho avuto la possibilità di porre la mia impronta su alcuni importanti progetti, di cui tre sono visibili dal centro di Tbilisi: la torre della TV, che domina sulle alture e da quella posizione si impone sulla capitale, il Palazzo Presidenziale che come su un trono fronteggia la città vecchia e il Ponte della Pace, legame tra le due rive del fiume e le due parti della città. In questo trittico architettonico si trova l’identità del mio lavoro di light designer: sono orgoglioso di aver segnato con una scia luminosa la capitale georgiana. Ed ora, grazie alla fiducia del comune di Tbilisi, continuo il mio lavoro sul progetto di illuminazione urbana di Tbilisi che vuole iscrivere la città in un’atmosfera luminosa di coerenza e armonia. Un progetto a lungo termine!

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