La memoria del luogo – Museo Arte Contemporanea “Fabbrica Schindler”, Krakòw

 

di Paolo Di Nardo

Il concetto di “trasformazione” è espresso in maniera molto sintetica ed efficace dall’architetto fiorentino nell’intervista che apre questo numero di AND. Per lui la “trasformazione” è «il saper leggere, recuperare, integrare, scegliere, tagliare, mutare l’esistente […] sapendo modulare forza e intensità…». Il progetto per il nuovo Museo di Arte Contemporanea di Cracovia, che prevedeva il recupero di parte degli spazi della fabbrica di Oskar Schindler, alla quale dovettero la vita centinaia di ebrei perseguitati dal nazismo, e la creazione di nuovi volumi, è la realizzazione di questo concetto.

Le nuove volumetrie sono estensione di quelle esistenti, così cariche di emozioni e storia, ma al tempo stesso sono qualcosa di completamente nuovo che senza sopraffare dialogano con la memoria collettiva di quelle mura attraverso la cultura e l’arte. L’integrazione è totale ma ogni elemento è dichiarato per se stesso, per quello che è, traendo magari maggiore forza comunicativa ed emozionale dalla reciprocità di questo rapporto. È il caso del grande muro esistente, in mattoni a vista, simbolo tangibile di un passato da ricordare, incorniciato e protetto (anche metaforicamente) dalla pelle in vetro e acciaio, simbolo della contemporaneità dei nuovi spazi.

I dialoghi fra le varie parti, vecchie e nuove, sono fluidi e chiari e divengono racconto di un futuro di cui la memoria è parte inscindibile e generatrice. Il profilo storico della copertura a shed della fabbrica originaria diviene l’elemento visivo portante del nuovo progetto nel suo insieme, tanto da essere espresso nel logo stesso del Museo. La “dinamicità” espressa dal logo è la stessa dell’impianto planimetrico e formale che caratterizza il museo. La forma irregolare e frastagliata dei nuovi spazi espositivi che si snodano attorno a quelli esistenti in realtà rilega le singole parti conferendo loro la forza del “segno”. La tecnologia contemporanea si rapporta con leggerezza a quella esistente recuperandone il linguaggio formale: vetro, acciaio, zinco-titanio, cemento e fibrocemento sono i materiali che dialogano con i mattoni, il legno e la pietra degli edifici storici.

Il lato sud del complesso è caratterizzato dal monumentale muro che dall’esterno penetra gli spazi espositivi al piano terra ed a quello inferiore. Il rivestimento color antracite del muro è realizzato con sottili pannelli di grandi dimensioni in fibrocemento fibre realizzati secondo una tecnologia che conferisce loro una naturalezza e una finitura tattile che, assieme alla complessa ma regolare texture disegnata dalle fughe dei pannelli montati, dialoga chiaramente con il grezzo ma carico di memoria muro di mattoni della vecchia fabbrica. Questo è protetto, quasi fosse una reliquia laica, dalla grande vetrata a tutta altezza che si interseca con l’altro muro, quello contemporaneo, e attraverso la quale si percepiscono in un solo colpo d’occhio il nuovo (gli spazi espositivi interni) ed il vecchio.

Il corpo museale, nella sua articolazione volumetrica integra la propria funzionalità ed estetica con i corpi esistenti. Al primo livello, rialzato leggermente sul piano stradale, si distribuiscono le sale espositive, oltre alla hall di ingresso, il bookshop, il bar-ristorante e l’auditorium. I nuovi padiglioni, caratterizzati dalle ampie luci strutturali che permettono la massima flessibilità all’interno, sono illuminati attraverso le nuove coperture a shed che citano la memoria dell’esistente ma sfruttano la tecnologia contemporanea delle strutture reticolari e del manto in zinco-titanio per alleggerire non solo metaforicamente gli spazi. L’alternanza cromatica (che dal bianco vira alle diverse tonalità di grigio dei rivestimenti in fibre e cemento a faccia vista, delle coperture in zinco-titanio e dell’acciaio degli infissi e delle strutture, su cui si innesta il colore caldo del muro in mattoni) e l’attento studio dell’illuminazione, sia naturale che artificiale, creano un dinamismo visivo intenso. Mentre al secondo livello si trovano gli uffici amministrativi, al piano interrato, rivelato dal grande vuoto esterno, lungo il muro principale che prosegue, all’interno in una porzione del pavimento trasparente, si trovano i magazzini ma anche altre sale espositive ed il laboratorio di restauro.

Le funzioni connesse al museo – cinema, bookshop, ristorante, quattro residenze e quattro atelier per artisti – contribuiscono con la loro quotidianità a tenere vivo e stimolante questo luogo di grave memoria ma di grande vita, avvicinando e coinvolgendo l’arte con la vita quotidiana.

foto di Adam Golec, Claudio Nardi Architects, Marcin Gierat

nome progetto Mocak, ex Fabbrica O. Schindler

progetto Claudio Nardi

con Leonardo Maria Proli

concorso 2007, 1° premio

appaltatore Warbud SA

rivestimento facciate 2400 mq fibreC  Rieder SmartElements GmbH

vetrate Vetrotech Saint-Gobain Poland

luogo Cracovia, Polonia

fine lavori 2010

superficie 9000 mq

 

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