AND 24 – ANDREA MILANI > ARCHITETTI ITALIANI

«Il cielo sopra Siena è sempre terso». Pur conoscendo Siena ed il suo territorio, questa città sa riservarti ogni volta uno sfondo diverso nel suo essere nei secoli uguale. Andrea davanti al mio stupore della bellezza del cielo ha scandito con sicurezza questa affermazione ricca di arroganza senese e di identità e di abitudine alla bellezza.

La ‘bellezza’ come traccia identitaria, ma soprattutto come accento di contemporaneità è il filo conduttore di un processo sempre in divenire e contingente delle opere di Andrea Milani. La ‘arroganza senese’, piena di valori portati nel tempo, in Milani si stempera per assumere colorazioni nuove e accenti solo apparentemente e banalmente dissacratori. La nascita senese e la formazione veneziana permettono a Milani, attraverso l’assimilazione di queste due eccezionali «integrità compositive» di diventare «scanner storico» e lavorare «sul filo dell’outside, ma sempre e comunque in gioco». La non- autosufficienza degli innesti o dei bypass, come li chiama Milani, è un accento culturale importante nel pensiero dello studio Milani perché nel suo essere «virus» riesce a ricollegare brani fisici e mentali delle città. Un rispetto consapevole nei confronti dell’esistente proprio per la capacità dell’innesto di aggiungere, completare e saper declinare nuovi linguaggi sempre diversi in luoghi diversi.

Non è il luogo che determina un percorso, ma un pensiero universale che nel suo essere circondato di bellezza (la nascita, gli studi, la vita e lo studio professionale fortemente collegati) permette una flessibilità di linguaggi di volta in volta diversi. Un lavoro che inizia e finisce ogni volta da capo, divenendo così sinonimo di disponibilità e di rispetto nei confronti dell’organismo fisico, edificio o città, in cui operare e aggiungere parole nuove. Proprio la padronanza della «parola», che sa esprimere efficacemente non solo verbalmente, aiuta il dialogo fra il virus e lo spazio che lo accoglie per uno «scambio vitale». La parola trasforma la trasparenza in massa e la massa in leggerezza traducendo il materiale non per le sue sole caratteristiche tecniche ma soprattutto per la capacità di uscire dagli schemi consueti e divenire finalmente poesia. La bellezza non può che essere poesia altrimenti sarebbe un altro racconto in più: il racconto è edilizia, la poesia Architettura, con la “A” maiuscola. La poesia concepita non come gestualità e autoreferenzialità, ma come «ascolto» del luogo e del tema da raccontare per poter aggiungere e declinare nuove particelle di lingua. Il dettaglio inteso non solo come elemento autonomo, ma come parte del tutto, veicola questi elementi di «eccezione poetica» attraverso un’azione di assemblaggio che armonizza le parole fra loro rimarcandone l’identità e la differenza. Bruno Munari definiva la tecnica dei ‘contrasti simultanei’ come la prima legge della comunicazione applicabile a tutte le discipline della creatività. Il ‘contrasto simultaneo’ del corten fa innescare una miccia a tutte le scale determinando quell’energia di reazione capace di lasciare in noi una «memoria» dopo averlo vissuto, toccato, percepito.

Il contrasto del colore e dei ‘non colori’, del liscio e del ruvido come la scala del Museo della Tartuca, dell’ombra e della luce, del dentro e del fuori a rimarcare un limite ideale e non fisico, lo sfondo diverso, gli sguardi ammiccanti in uno spazio diafano, l’uso dell’artificialità della luce per confondere o organizzare la mente, la storia e la modernità sono velature presenti e percepibili solo dopo essere usciti da un’architettura e da un allestimento. Come un film che una volta finito hai voglia di assaporare di nuovo per scoprirne nuove accezioni e accenti di bellezza. Il paragone con il film è attinente e immediato perché la soggettività di chi vive le sue opere è importante quanto il pensiero che le ha originate. Un atteggiamento culturale che rimanda a quella appartenenza italiana che ha saputo esprimere, attraverso il Bernini, il dialogo fra pensiero progettuale e percezione del singolo. AND ringrazia Andrea e il suo studio per questa ‘educazione’ che non significa rispetto di regole, bensì si manifesta con una partecipazione vera concreta e appassionata al racconto della ricchezza italiana come pensiero esportabile nel mondo: uno spread culturale che nessuno potrà mai copiare o trasportare altrove. Milani, come molti altri architetti italiani di grande valore, ci ricorda come la ricchezza non sia un elemento materiale, bensì l’immaginazione e la fantasia che si esprimono con un sogno, quello architettonico che si materializza nel bello.

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