Interior design – Libertà del comporre

Apparentemente non è facile individuare una netta linea di demarcazione fra shop design ed interior design nei lavori di Studio 63. L’approccio progettuale, le ispirazioni, le connessioni sinaptiche che determinano certe scelte sono pressoché le stesse ma forse ciò che rappresenta la ‘vera’ differenza è la libertà d’azione che sicuramente certi progetti di interior design permettono rispetto alla maggiore rigidità richiesta da concept per brand dalla forte identità, come possono essere quelli legati alla moda. Esempi come il Sixty Hotel di Riccione sono il perfetto trait d’union fra i due mondi: un hotel legato ad un brand di moda ridisegnato sullo scheletro di un vecchio edificio degli anni ’50 e trasformato in una icona di riferimento, vuoi per il target dichiarato (giovani under 30), vuoi per l’idea stessa di ospitalità che riesce a coniugare modernità, tecnologia e arte nella mecca del divertimento giovanile. Lo spirito che pervade i progetti qui presentati è molto più libero e svincolato dalle dinamiche commerciali, anche quando si tratta comunque di attività commerciali: si va dalle atmosfere calde e intime, quasi domestiche, degli spazi del Borro, al pop estremo del Sixty Hotel, dalla dinamicità, in terra cinese, dei centri commerciali Novo allo spirito radical (nel concetto architettonico) e gogliardico (nel nome) del pop-up resort Bunga/ Love. Ciò che rimane immutata è la costante cura del progetto, l’attenzione ai dettagli e alla scelta dei materiali e la ‘curiosità’ dei progettisti per la realtà sociale e culturale, passate e presente.

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