Un sasso nello stagno

 

di Paolo Di Nardo

Il silenzio è astensione dalla parola o dal dialogo nella sua definizione enciclopedica. Ma allo stesso tempo la sua espressione può diventare “parola” attraverso l’Arte, in tutte le sue manifestazioni, che del silenzio si nutre come ispirazione compositiva. La “parola” del silenzio non è quindi il sasso gettato in uno stagno come la parola in un racconto, bensì i cerchi concentrici che ne diffondono il senso, il suono, la sua musica. Miles Davis definisce infatti il silenzio «la vera musica» perché «tutte le note non fanno che incorniciare il silenzio». Allo stesso tempo nel contesto pittorico la “parola” del silenzio si può esprimere nei suoi aspetti dinamici, mutevoli e invisibili: nei dipinti di Piero della Francesca il silenzio avvolge come una patina i suoi personaggi comunicando armonia e senso di eternità attraverso virtuosi giochi cromatici; le stampe orientali sono composte secondo i tratti compositivi del silenzio. Il silenzio quindi apre orizzonti cromatici e sonori più della parola stessa: «la parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello» secondo Gesualdo Bufalino. Il Teatro del Silenzio materializza questo stato mentale attraverso lo stagno che delimita ambientalmente, ma che accoglie al suo interno l’Arte come nuova “parola”. La Musica che il Teatro accoglie non è quindi il suo opposto, ma la sua conseguenza proprio perché il suono si oppone con forza al silenzio ma allo stesso tempo quest’ultimo è la base su cui esso si stratifica. John Cage nel 1952 ha intuito attraverso la sua performance 4’33’’ il valore ambientale del silenzio, il suo essere “parola” di un racconto. Nel suo brano “non brano” la composizione è disegnata dai suoni emessi dall’ambiente in cui viene eseguita dando così importanza all’ambiente stesso in cui è eseguito. Allo stesso modo nel video clip “Silence is sexy” del gruppo tedesco Einstur- zende Neubauten, il rumore della sigaretta che si spenge e cade, oltre a scandire il tempo definisce il silenzio e quindi il suo suono, il suo essere parola. La musica, quindi, attraverso il canto di Bocelli disegna i tratti del silenzio e ne amplifica il senso, il suo essere comunque parola.

 

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