Guscio divino – Arnaldo Pomodoro, tenuta Castelbuono

Con una definizione, mediata da una raffinata valutazione percettiva, Gillo Dorfles definisce quest’opera 
come il corrispettivo di un tempio del vino dedicato al dio Bacco. Il parallelo con il tempio classico può 
essere considerato attraverso l’utilizzo di elementi fisici affini, come raffronto diretto di stilemi consolidati in forme ed elementi architettonici storicizzati, come può essere la cupola. Questa struttura, che 
ha origine da una planimetria a base ellittica, rimanda idealmente alla cupola del Pantheon con la quale 
concettualmente stabilisce una relazione di spazialità interna. Mentre nel Pantheon l’intera superficie
 voltata è caratterizzata dagli effetti di luce ed ombra della volta a cassettoni, ottenuti per sottrazione di
 materiale, nel Carapace è presente un’articolazione formale di geometrie date da un’addizione materica:
 una sorta di estrusione ed astrazione formale dei cassettoni classici. La marcata plasticità interna della
cupola, acquisendo un carattere più tettonico che aereo, ridefinisce una stereometria dialettica dello 
spazio, rafforzata dalla dinamica chiaroscurale dei volumi che come stalattiti fanno sì che la copertura
 divenga volta e grotta nello stesso tempo. Altra caratteristica che rimanda all’immagine del tempio classico, è la riconoscibilità immediata di quest’opera rispetto al territorio per l’assenza di espliciti mimetismi,
 rafforzata dalla presenza di un segnale forte, qual è la vicina struttura a cuneo infissa nel terreno e l’utilizzo di materiali originali seppur compatibili. Il riferimento indiretto alla classicità, anche se mediato da
un’interpretazione contemporanea e personale, è evidenziato dal paradigma della dualità che caratterizza quest’opera di “arte architettonica” attraverso l’espressione di una relazione esterna data dal confronto cosciente tra la forma platonica della cupola, ed il rapporto di rivelazione obbligata con l’interno, caratterizzato da un andamento plastico di modellazione tridimensionale, ordinata ma libera. La ricerca di un equilibrio tra elementi razionali ed emotivi è condotta attraverso una diversificazione polare ma congiunta dall’etica creativa, che rimanda all’assunto classico dell’unione tra l’etica e l’estetica mutuato dalla cultura greca di età omerica: “kalòs kai agathòs”. Il bello qui è da intendersi come valore intrinseco all’opera stessa e nel rapporto tra l’opera ed il paesaggio, come lo era il tempio classico: espressione del valore formale assoluto di un artificio, rispetto ad un altri valori assoluti, endogeni, naturalistici ed ambientali, caratterizzanti il territorio in cui sorgeva. Il buono è dato dalla capacità creativa di materializzare l’universalità percettiva attraverso l’uso concreto delle forme, con l’atto epico ed eroico della creazione. Atto, questo, coraggioso perché espone un aspetto soggettivo che è la sensibilità stessa dell’artista, creatore di forme e di spazi, al mondo esteriore, ricco di connotazioni prettamente funzionali. È questo parallelo, tra la soggettività e l’oggettività, che conferisce il valore morale all’opera creata.

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luogo Comune di Bevagna (PG)

data progetto 2005-2012

data di realizzazione 2007-2012

committente Tenuta Castelbuono

Superficie:

zona produttiva interrata 2800 mq cupola

superficie utile interna 600 mq con forma ellittica (assi principali 30 ml e 28 ml)

altezza massima interna 9ml

costolone centrale lunghezza 35ml, altezza esterna massima 12 ml

Progetto Arnaldo Pomodoro

Realizzazione Studio architetti Giorgio e Luca Pedrotti, Trento con Studio Arnaldo Pomodoro, Milano

Realizzazione modelli e plastici Dialmo Ferrari, Secondo Manzi, Massimo Sassi

Direzione dei lavori Studio Architetti Giorgio e Luca Pedrotti, Trento

Progetto di illuminazione Studio Barbara Balestreri Lighting Design, Milano

Progetto paesaggistico Studio Ermanno Casasco, Milano

Progettazione e direzione lavori impianti tecnici Oscar Nichelatti, Unitec Group, Trento

Calcoli statici Fausto Rossi, Follonica (GR)

Coordinamento sicurezza Fabio Fusi, Follonica (GR)

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