Ereticamente erotica, eroticamente eretica

L'’estetica della Poupée di Hans Bellmer

Abstract

“Com’è possibile che un ragazzo intelligente come te si sia innamorato di quella faccia di cera, di quella pupattola di legno laggiù?”. E con queste parole indispettite, proferite da Siegmund - un nome che la casualità ha voluto incredibilmente preveggente - al suo amico Nathanael, il protagonista del racconto del 1815 Der Sandmann di E.T.A, Hoffmann, che viene indagata in flagrante una delle eresie più intollerabili dell’umano: indirizzare la propria pulsione erotica verso un oggetto inanimato. Appunto amare, desiderare una bambola. La storia di Nathanael e della bambola Olimpia, assunta da Freud - l’altro Sigmund, stavolta senza “e” - come esempio massimo del perturbante non ci conduce soltanto in una ovvia ricognizione di un eros che si riconosce in ciò che Benjamin avrebbe denominato il sex appeal dell’inorganico, ma in una più ampia analisi del valore mimetico di questo oggetto del desiderio, la bambola. È questa anche la storia dell’ossessione che Hans Bellmer ha coltivato nella sua arte a partire dal 1934, l’ideazione di un sé artificiale, la Poupée.

Pubblicato
2022-06-30
Come citare
Mecacci, A. (2022). Ereticamente erotica, eroticamente eretica: L’’estetica della Poupée di Hans Bellmer. AND Rivista Di Architetture, Città E Architetti, (41). Recuperato da https://and-architettura.it/index.php/and/article/view/431
Sezione
Articoli