Monsù Desiderio e la loro schizofrenia

Abstract

Una città immaginaria, spettrale, un sogno che si ripete ogni notte. Un impulso rappresentativo di una forte energia dettata dal luogo, intrappolato nella tela ma pronto ad esplodere. Bizzarri palazzi, chiese e torri, a volte senza porte e senza finestre, altre volte trasparenti e sfumati. Eruzioni vulcaniche animano e umanizzano queste arcane costruzioni di pietra. I colori cupi e rosseggianti rimandano a un altro visionario, vissuto ottanta anni prima: Hieronymus Bosch. È l’arte di Monsù Desiderio, Vissuto a Napoli agli inizi del Seicento, del quale per oltre tre secoli si seppe soltanto che aveva dipinto diversi quadri di piccolo formato e di concezione davvero insolita. Paesaggi apocalittici e lunari, assolutamente avulsi dallo stile dell'epoca. A quei tempi dominavano le rappresentazioni di scene storiche o religiose con grandi movimenti di massa. Invece Desiderio aveva accentrato tutto il suo interesse drammatico sulle scenografie, che fanno di solito da sfondo all’avvenimento principale. Le figure umane, disseminate qua e là in questi paesaggi mastodontici di edifici sbrecciati e incombenti, appaiono minuscole, indifferenti e totalmente ignare di ciò sta accadendo intorno a loro, (Rovine fantastiche con sant’Agostino e il bambino, 1623, National Gallery, Londra).

Pubblicato
2022-06-30
Come citare
Marzocchella, V. (2022). Monsù Desiderio e la loro schizofrenia. AND Rivista Di Architetture, Città E Architetti, (41). Recuperato da https://and-architettura.it/index.php/and/article/view/432
Sezione
Articoli